Inizio 1944, partendo per i monti, Brigata Garibaldi. Una lettera, una storia di famiglia:

Caro ____,

Prima di partire lascio questa a tua sorella da consegnarti quando lei crederà opportuno. Non so nulla ancora di positivo perché potrebbe essere un falso allarme, ma se per avventura fosse reale il mio dubbio questa mia serve a chiarire tutto. Tua sorella attende un bimbo, e tu dirai che non ci voleva, ma a male fatto occorre porre il rimedio necessario. Per conto mio non ho rimpianti, a lei voglio bene, e sono più che felice di farne la mia compagna. Per tanto dal momento in cui tu leggerai questa mia puoi considerarla mia moglie. Nessun rimprovero che non vorrei che un dispiacere non arrecasse danno alla sua salute, che in questo periodo deve essere completamente a posto. Pensa tu a parlare ai suoi di casa, cerca insomma di evitarle delle umiliazioni che non necessita per nulla.

Se per qualche tempo io non fossi ricercato e quindi fosse possibile la mia venuta preoccupati di farmi trovare tutto pronto per il matrimonio civile, che i miei a loro volta avvertiti penseranno per me.

Se infine io non dovessi più tornare questa mia lettera conto serva per un avvenire, certo come la mia fede me lo attesta, a procurarle quei diritti che ha ogni donna che ha perduto un marito, cioè che sarà riconosciuto in mio figlio ciò che ho fatto per lui e per la causa comune.

Mi dirai che non è molto, poiché è sempre poco, ma tuttavia la mia vita spero che basti a riscattarlo dal nome di bastardo.

Non credere che io parta a malincuore, che no, ma è una preoccupazione che lascia le sue tracce e che mi fa prevedere anche il peggio,

Conto su di te per tutto e se tu non ci fossi su tuo fratello

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