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INTERVISTE

Tutte o quasi le interviste realizzate in 38 anni da Claudio Sabelli Fioretti
 
Dopo avervi disturbato in edicola vi massacro in libreria
I VOLTAGABBANA
trentasei interviste da Pigi Battista a Gianni Baget Bozzo passando da Adriana Faranda e "James" Bondi
lo potete comprare anche on line e sia chiaro che i diritti di autore non me li prendo io ma
Emergency
 
(Pubblicata il 02/08/2010 - letta 1270 volte**)

«Sono leggendari i suoi scontri con Marco Travaglio ad Annozero. Praticamente un format. Travaglio cita una sentenza per dire che Berlusconi è un criminale. Lui parte in una difesa appassionata scartabellando faldoni. Travaglio insiste. Lui si incaponisce. I toni si alzano. Santoro osserva felice. Le voci si sovrappongono. Finché lui, esasperato, urla «mavalà». Niccolò Ghedini, 50 anni, potente avvocato di Silvio Berlusconi, dice però che «mavalà» non è un suo intercalare abituale. «L’ho usato solo in una trasmissione. Ripetutamente. Ho esagerato. E mi è rimasto appiccicato addosso. Era un gesto di sconforto. Travaglio continuava a dire una cosa sbagliata. E allora mi veniva da dire: “Ma dai, basta, non è possibile!” È uscito “mavalà!”. Colpa mia. Ma ero disperato».

Claudio Sabelli Fioretti: Ora è per tutti Nicolò «Mavalà» Ghedini. Grazie a Travaglio…

Niccolò Ghedini: «A me Travaglio non dispiace. In trasmissione vorrei gettargli il Codice addosso. Ma è un professionista notevole. Una volta su cento ha ragione. E mi fa riflettere. Le sue critiche sono in buona fede, anche se dice cose disancorate dalla realtà dei dati processuali».

Ma è uno dei pochi che legge le sentenze…

«Se estrapoli solo la parte che ti piace, mistifichi la realtà. Lui non fa il giornalista, fa l’avvocato di parte civile. Però…»

Però?

«Non mi è antipatico».

Travaglio ha detto: «Ghedini è duro ma sportivo, non sfugge al confronto. È coraggioso».

«A me piace confrontarmi con lui».

Quante volte è andato ad Annozero?

«Una decina».

E Santoro?

«Mi innervosisce perché combatte un mio amico. Ma apprezzo la sua professionalità. È fazioso ma in maniera palese».

Preferisce Vespa o Santoro?

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(Pubblicata il 05/07/2010 - letta 570 volte**)
Lo chiamano anche “il Berlusconi di Dio” non si sa bene perché. Forse perché è amico del premier ed è prete. Forse perché ha messo in piedi dal nulla un impero, il San Raffaele, 700 medici, 1300 infermieri, 60 mila ricoveri all'anno. Don Luigi Verzé ha combattuto battaglie senza quartiere con politici e magistrati, con amministratori e prelati. Non ha avuto paura di mettersi di traverso a papi e cardinali. Un personaggio che non lascia indifferenti. E’ stato amico di Craxi e nemico di Montini. L’attuale papa non scatena il suo entusiasmo. Però le curie che lo hanno combattuto aspramente per anni ora lo accettano e lo rispettano. Ha appena compiuto novant’anni ma non accenna a diventare malleabile.
 
Eccoci qua, don Luigi.
 
“Lei fa le domande, io do le risposte. Facciamo così?”
 
E’ un’intervista.
 
“Secondo me lei sa già tutto di me”.
 
Da ragazzo la chiamavano “piloto”.
 
“Che ne sa lei del piloto?”
 
Io di lei so tutto.
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(Pubblicata il 23/02/2010 - letta 834 volte**)
Era l’erede di una delle famiglie più in vista della borghesia milanese, i Rizzoli. Figlio di Andrea, nipote di Angelo, lo chiamavano Angelone per via di una stazza piuttosto notevole. A 30 anni era uno degli editori più importanti d’Europa. A 40 anni, travolto dallo scandalo della P2, dalle difficoltà dell’azienda e dallo scandalo del Banco Ambrosiano, finì in galera dove rimase per tredici lunghi mesi.
Ne uscì prosciolto prima ancora del processo. Ma la sua famiglia era ormai distrutta, la moglie Eleonora Giorgi l’aveva lasciato, la casa editrice era definitivamente persa. Con una violenza inaudita la tragedia si era abbattuta su di lui già minato da una malattia terribile, la sclerosi multipla, che minacciava di portarlo velocemente, nel migliore dei casi, su una sedia a rotelle.
Oggi Angelo Rizzoli ha 55 anni. Zoppica leggermente, non usa bene il braccio destro e non vede dall’occhio sinistro. Ma è intellettualmente vivace e fisicamente vitale. Abita in una bella casa romana ai Parioli con stupenda vista su Monte Mario e su Villa Balestra, insieme a Melania, la moglie dottore, e i figli Arrigo e Alberto che si sono aggiunti ad Andrea, il figlio grande avuto da Eleonora. Alle sue cene si possono incontrare spesso politici, giornalisti e manager dei circoli romani, da Del Turco a Diliberto, da Tatò a Gianni Letta, Manzella, Maccanico, Calabrese, Celli, Mentana. Ma Milano, la città che lo vide protagonista, da giovane studente prima e da importante imprenditore poi, è solo un ricordo. Anche Angelo Rizzoli appartiene alla generazione dei cinquantenni. Durante il ’68 aveva 24 anni. Anche lui è uno che non sa invecchiare? Direi proprio di no. Forse è stato un ragazzo viziato dal potere e dalla ricchezza, questo si. Ma oggi appare come un signore che la maturità se l’è conquistata a forza di prendere mazzate. Tutte mazzate targate Milano. Uscito di galera ha fatto le valige e si è trasferito a Roma. Da allora la capitale morale d’Italia l’ha visto solo di passaggio. Rizzoli dichiara di non avere recriminazioni né rimpianti, di avere chiuso completamente col passato, ma a me sembra che dica a se stesso una pietosa bugia. Vicende come la sua non si dimenticano solo perché si decide di dimenticarle.

“Uscito dalla galera”, racconta, “Mi sono trovato in una città nemica. Ero stato punito al di là di ogni mio possibile errore. Un anno di ingiusta carcerazione preventiva e poi il silenzio. Una vita distrutta. Mio padre morto. Mia sorella suicida. In me insopportabili sensi di colpa. In questo contesto la città dove la famiglia Rizzoli per tre quarti di secolo era stata una delle famiglie più importanti e stimate, mi apparve improvvisamente ostile. Nessuno mi voleva più ricevere. Consentitemi un pizzico di malizia: quelli che emisero nei miei confronti i giudizi più duri e più velenosi furono proprio gli imprenditori travolti dieci anni dopo in Tangentopoli.

 Quali colpe le attribuivano? 
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(Pubblicata il 02/11/2009 - letta 2751 volte**)

Presidente, mi tolga una curiosità cretina: come si pagano 750 milioni di euro? Un bonifico? Un assegno? Dodici comode rate mensili?

“Non lo so…se dovremo… un bonifico…guardi…è scandalosa questa roba qui. Una questione di vent’anni fa sulla quale c’era già stata una spartizione voluta dai politici. Berlusconi aveva comprato la Mondadori. Andreotti e Craxi gli dissero: “Non pensare di avere tutto dopo aver avuto le tre reti. Il signor De Benedetti si prende Espresso, La Repubblica e la Finegil. Tu il resto”“.

Una sentenza dice che un magistrato è stato corrotto…

“Corrotto non da Berlusconi”.

La magistratura vi perseguita…

“Centinaia di perquisizioni…”

Un serial killer potrebbe dire: “Ce l’avete sempre con me?” Il magistrato risponderebbe: “Non sono io che ce l’ho sempre con te. Sei tu che sei seriale”.

“Io sono incensurato. Ma sono stato il primo messo sotto scopa dai magistrati…”

Quei famosi 300 milioni di lire…

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(Pubblicata il 30/09/2009 - letta 727 volte**)
CLAUDIO SABELLI FIORETTI: Che voto ti sei dato come presidente della Repubblica?

FRANCESCO COSSIGA: Una grande insufficienza. Sono stato il peggior presidente della Repubblica nella storia italiana.

Il peggiore?

Assolutamente sì. Sono quello che ha combinato di meno. Ho causato un sacco di guai. Sono stato il peggiore e il più inutile. Sono stato un velleitario. Sono stato dannoso. Ho fatto venir meno la funzione di una delle grandi istituzioni dello Stato. La mia presidenza era priva di qualunque autorità reale.

Perché?

In Italia il presidente della Repubblica o ha una forza politica dietro di sé oppure lo massacrano. E io non contavo nulla.

Tutti parlavano di te…

La mia presidenza è stata interessante. Per i giornalisti. Lo è stata per i linguisti. Sono state fatte due analisi del mio linguaggio, da parte di filologi, con l’aiuto di grandi società come l’Ibm. Clinton mandò un esperto a studiare la tecnica del mio parlare.

Ti aveva candidato De Mita.

Io giudico un grande errore l’avermi eletto presidente della Repubblica e considero una grande colpa non aver rifiutato l’offerta che mi fece De Mita. Quando De Mita mi telefonò per dirmi che mi candidava io ero in Spagna. Feci subito partire un diplomatico da Barcellona sull’ultimo aereo, con una lettera di quattro pagine in cui gli spiegavo perché era un errore farmi presidente.

C’è stato qualche altro presidente pessimo?

Era considerato pessimo Giovanni Leone. Ma adesso l’hanno riabilitato. Giustamente.

Ma secondo te?

Chi ha creato pasticci è stato certamente Gronchi. Volle fare il presidente presidenziale senza esserlo, e senza avere un sufficiente appoggio da parte del suo partito. Deve esser chiaro che in un regime parlamentare non bisogna attribuire incarichi di vertice a persone che non abbiano una propria forza, che non possano contare sul proprio partito o sull’appoggio dell’opinione pubblica.

Tu eri considerato un sovversivo…

Per le cose che dicevo. Ma anche Napolitano è su quella strada lì. Anche Napolitano è un picconatore come me. È anche lui un sovversivo?

Hai continuato a picconare anche dopo… Veltroni il Gatto Felix, con le guance alla zuava, che faceva la guerra al governo D’Alema…

Mi divertivo, ma poi chiedevo scusa. Io non contavo  niente… Per questo mi hanno dato sempre tanti incarichi. Perché non contavo niente.

Troppa modestia. Fai carriera perché non conti niente…

Proprio così. Io sono sempre stato scelto perché non contavo niente, non ero appoggiato da nessuno, non facevo paura a nessuno. Come quando nominano un nero, presidente di una società americana. Lo nominano perché non conta niente. Io sono il nero della politica italiana.

A proposito, l’omino bianco e l’omino nero…

L’omino nero è il vero Cossiga. Ordinato, razionale. Nell’interesse suo e del Paese si sarebbe dovuto limitare a fare il professore di diritto e casomai il presidente di una delle branche dell’Azione cattolica. L’omino nero si diletta di studiare filosofia, teologia, sta nascosto. È molto preciso nel parlare.

L’omino bianco?

È la parte di me dominata dalla fantasia. È quello che ha scelto la politica, ha occupato ruoli che non gli sarebbero spettati, che gli sono stati dati per caso. Per rimanere a galla ha cominciato a fare il creativo. Si è dilettato nel fare battute e viene considerato un uomo spiritoso. Guarda questo quadretto. L’ha disegnato mia figlia Anna Maria. Ogni tanto l’omino bianco scappa, e l’omino nero lo riporta giù.

Quindi il matto è l’omino bianco…

Sì, è il matto. E l’omino nero è quello che Paolo VI ha definito «l’uomo più colto e più intelligente della sua generazione».

Tu eri sempre stato un presidente ligio alle istituzioni…

Io sono sempre stato estremamente ligio. Prima, durante e anche dopo. Perché vale la regola che il re non governa.

Però il re parla.

Vedevo che tutto stava andando in malora, mentre la nostra classe politica faceva finta che niente stesse accadendo nel mondo e in Italia.

Il solito muro di Berlino…

Stava per cadere. Io ne ero stato informato dal capo della polizia. Il quale aveva avvertito anche il governo. Ma il governo non c’aveva creduto e andò avanti non comprendendo che con il muro gli sarebbe caduto addosso il mondo.

...SEGUE NELLE LIBRERIE
 
(Pubblicata il 13/07/2009 - letta 2606 volte**)
E’ forse l’uomo che, in Italia, ne sa più di tutti di televisione. Giovanni Minoli. Ha inventato o portato al successo Mixer, Un posto al sole, Report, Turisti per caso, Blitz, Quelli della notte…Ogni tanto lo propongono per la direzione generale. Poi niente. Anche questa volta. Niente. Dice: “Torno nelle catacombe”. Nelle catacombe, dove fa programmi che vanno nella notte tarda o al mattino presto. Come si sta nelle catacombe? “Nemmeno male”, dice. “Dalle catacombe sono usciti uomini che qualcosa hanno fatto nella storia del mondo”. Ogni tanto ti tirano fuori…“Quando hanno bisogno di qualcosa che costi la metà e renda il doppio”. Comunque lavori… “Lavoro? Agrodolce, la lunga serialità siciliana, fa quasi gli ascolti di “Un posto al sole”. “La storia siamo noi” è arrivata al 21% di share”.
 
Narciso come al solito. Lo dicono tutti: Minoli è un narciso.
 
“Sai che cosa ho fatto una volta per capire se ero narciso? Ho smesso di fare Mixer. Ho deciso di non andare in onda per capire se ero libero da questa droga”.
 
Eri libero?
 
“Ero libero. Ce l’ho fatta a vivere senza Mixer”.
 
Non sei narciso.
 
“Forse lo sono. Ma è una cosa che riesco a gestire. Ho sempre avuto la consapevolezza che è lei, non sono io, la matrice della fama”.
 
Lei chi?
 
“Lei, la televisione”.
 
Se sei un divo la colpa è della tv…
 
“Non sono divo. Niente mondanità e niente feste”.
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(Pubblicata il 27/04/2009 - letta 2371 volte**)
Doveva essere un segretario di transizione. Si pensava: il congresso del Pd, ad ottobre, sancirà la nuova leadership di Pier Luigi Bersani. Ma adesso non ci giura più nessuno, nemmeno lui. Dario Franceschini ha assunto la guida del Pd con un piglio che somiglia molto ad una autocandidatura. Con il suo decisionismo dichiarazionista, antiberlusconiano e soprattutto di sinistra, è apparso subito come un raggio di speranza a tutti quelli che erano affranti dalla “mollezza” di Veltroni e dalla litigiosità di tutti gli altri, tanto da far pensare che fra qualche mese potrebbe essere proprio lui a prendere la guida del partito erede degli ex Pci e degli ex Dc.

Un ex Dc che guida ex Pci…
«Fino a qualche mese fa c’era un ex Pci che guidava ex Dc. Ma ci sono milioni di elettori che non sono né ex Pci, né ex Dc. Tutti quelli che hanno meno di 36 anni non possono avere votato né Dc, né Pci, perché, quando hanno cominciato a votare, questi due partiti non esistevano più. Alle primarie che hanno eletto Veltroni hanno votato tre milioni e mezzo di persone. Gli iscritti ai Ds e alla Margherita erano un milione. Più di due milioni di italiani si sono dichiarati fondatori del Pd senza venire dai due partiti».

Fa comunque impressione.
«Quelli della mia generazione vivevano un mondo diviso in blocchi. Ma con la consapevolezza che qualcosa li univa: la Resistenza, la Costituzione, la lotta al terrorismo, la crisi… Moro e Berlinguer avevano preparato il terreno. Alla fine sono confluiti nella stessa alleanza e poi nello stesso partito».

Dicono che tu sei il contrario del veltroniano “ma anche”…
«Sbagliato. La vita è tutta fatta di “ma anche”. Non esiste il tutto bianco o tutto nero».

Allora aveva ragione Giancarlo Perna a chiamarti, sul Giornale, “ghiaccio bollente”. Citava il caso Welby. Dicevi: “Capisco, ma l’eutanasia no”.
«Voglio vedere chi riesce a non ragionare col “ma anche” su temi così delicati».

Sui gay dicevi: “Bisogna riconoscere che la coppia di fatto ha dei diritti ma anche che la famiglia è un’altra cosa”.
«Non è “ma anche”. E’ buon senso».

Cossiga dice: Franceschini non è “ma anche”. E’“sì però”.
«Il “sì però” è una variante post-democristiana».
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(Pubblicata il 30/03/2009 - letta 3736 volte**)

Crisi di leadership, di idee, di rappresentanza, di voti. C’è stato un momento più drammatico di questo per gli eredi del Pci? Probabilmente no, visto che oggi sono guidati da un democristiano. E che il democristiano, Dario Franceschini, al momento sembra il più a sinistra di tutti. Allora largo ai giovani, almeno a parole, come succede tutte le volte che non si sa a che santo votarsi. E così ecco l’exploit di Debora Serracchiani col suo discorso all’assemblea dei circoli del Pd che entusiasma i dirigenti locali, il popolo di Facebook, la base del partito, perfino, sembra, qualche leader che riconosce in lei la purezza e l’entusiasmo dei giovani, dimenticando che Debora ha 38 anni e fa l’avvocato ad Udine. Ivan Scalfarotto, 43 anni, lo sconosciuto outsider che osò sfidare Prodi, Bertinotti, Di Pietro e Mastella alle primarie del 2005, ottenendo lo 0,6% dei voti, dopo sette anni a Londra e a Mosca, è tornato in Italia, a Milano, per dedicarsi totalmente alla politica. Che impressione gli ha fatto Debora?

«Bravissima. Con freschezza e candore ha detto al re che è nudo. E gli ha chiesto come mai questo partito continui a innervosire e ad allontanare i propri elettori».

Ma allora non è vero che non c’è una classe dirigente nuova.

«C’è. Ed è di eccellente qualità».

E quindi?

«Quindi l’attuale classe dirigente, al termine di un ciclo che l’ha vista sconfitta, deve lasciar spazio a tutte le Debore e a tutti i Debori che pullulano nel Pd».

I famosi gggiovani.

«Non giovani. Contemporanei».

Veltroni...

«Walter mi è sempre piaciuto moltissimo. Era il mio ideale di politico, e ancora oggi penso che il discorso del Lingotto sia una stella polare per la politica italiana».

Che cosa è successo allora?

«Ha speso più tempo e più attenzioni per mediare con il resto della dirigenza invece che costruire sul suo incredibile seguito popolare e sulle speranze che aveva suscitato. Era il migliore e il più moderno. Se ha fallito lui, penso che si possa tranquillamente passare ad un nuovo gruppo dirigente».

Franceschini...

«Sono stato molto critico con i metodi che hanno portato all'elezione di Franceschini. Con piacere però registro che il partito dà finalmente visibili segni di vitalità. La cosa è confermata anche dall'elegante passo politico compiuto la settimana scorsa dall'onorevole Pierluigi Mantini, che ha dichiarato: “Con la gestione Franceschini sta emergendo una deriva sinistrorsa”. Ed è passato armi e bagagli all'Udc».

E’ vero che sei montessoriano? Non credevo ne esistessero più.

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(Pubblicata il 16/03/2009 - letta 1945 volte**)
Una volta all’anno quattro grandi del giornalismo italiano, Bocca, Stella, Maltese, Riotta, pranzano nella casa milanese di Giorgio Bocca e, tra il primo e il secondo, assegnano ad un giornalista il premio più ricco della stampa, 15 mila euro. Il vino, rigorosamente Amarone, lo versa il quinto della giuria, Giancarlo Aneri, un signore di Legnago, in provincia di Verona, produttore di vino ma anche grande venditore di olio e di caffè di qualità. Il premio si chiama “E’”, proprio così, una sola lettera accentata. L’ha inventato Aneri insieme a Bocca, Biagi e Montanelli. Tre grandi vecchi del giornalismo italiano e grandi amici di Aneri, l’uomo che conosce tutti i giornalisti italiani.

“Quasi tutti. Quelli bravi, tutti. Quando leggo un bell’articolo guardo la firma e da quel momento lo cerco, lo inseguo, faccio di tutto per conoscerlo”.

Sei un maniaco. Uno stalker.

“Praticamente. Ma tutto ciò che riguarda il giornalismo mi appassiona. La mattina ho bisogno del profumo dell’inchiostro. Ho una torrefazione di caffè che ha sessant’anni di storia. L’unico profumo che batte quello del mio caffè è quello dell’inchiostro dei quotidiani”.

Uno che dice che il profumo dell’inchiostro è meglio del profumo del suo caffè è un pazzo. Abbastanza pazzo dall’essere socio in qualche quotidiano…

“Quando Montanelli fondò la Voce io trascurai il mio lavoro per sei mesi per andare in giro per l’Italia con lui a raccogliere i finanziamenti. Quel giro mi fece capire soprattutto una cosa. Non è il caso di fare business con i giornali. La mia passione è quella di supportare, di stare vicino, di seguire i giornalisti, di aiutare. Ma come imprenditore non metterei una lira in un giornale”.

Come dice Ricucci, vuoi fare il frocio col culo degli altri…

“Sì. Non si potrebbe dire meglio”.

Quanti quotidiani leggi?

“Sette. Corriere della Sera, Repubblica, Libero, la Stampa, il Sole 24 Ore, il Giornale e l’Arena”.

Risalta un’assenza…

“L’Unità?”

Come mai?

“Perché il vero giornale della sinistra italiana è la Repubblica.”

Ho capito, sei di destra.

“Non sono certo un comunista”.

Senza pensarci troppo. Il miglior giornalista italiano? Esclusi i presenti …

“Gian Antonio Stella. E Gianni Riotta per la tv”.

Il peggiore? 

"Paolo Guzzanti. La sua strada è piena di scorciatoie. E poi, lo scandalo dei dossier russi...Non c'è niente di peggio della superficialità".

Il miglior giornale? Escluso quello che ti sta intervistando…

“Il Corriere della Sera. E Libero”.

Il peggior giornale?

“Tutti quelli della free press. Forniscono un alibi a chi non vuol spendere un euro al giorno ma fa dieci telefonate col cellulare per dire: “Butta giù la pasta”.” 

Molta gente legge solo il quotidiano sportivo.

“Quando vedo uno che esce dal giornalaio con solo il giornale sportivo in mano mi viene voglia di menarlo…”.

Sei veramente un maniaco…

“I giornali io li venero. Li leggo e poi li piego. I giornali pronti per essere buttati sembrano appena acquistati”.
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(Pubblicata il 23/02/2009 - letta 5242 volte**)
Un paio di mesi prima del ritorno in televisione, con l'«Era Glaciale», per Rai2, Daria Bignardi, l'intervistatrice migliore che si aggiri nei meandri dell'informazione tv, sorprende tutti con un libro, «Non vi lascerò orfani», storia del suo rapporto con la mamma morta un anno fa. Libro sofferto, quasi una confessione, che potrebbe far pensare al solito volume strappato alla star di turno. E invece arrivano le recensioni, tutte entusiastiche. Goffredo Fofi, critico solitamente insofferente, dice: «E' nata una scrittrice». Non resta che andare da Daria. Ma siccome non sono un critico, né buono né cattivo, parto dall'attualità. Sarà una chiacchierata tesa, vedrete, per nulla tranquilla, tra due amici che si stimano. Ma entrambi presuntuosi e scostanti. «Il conflitto nutre», sostiene Daria. Non vorrei ingrassare troppo.

Daria, vogliamo cominciare dal milione di euro di Bonolis?
«Oddio! Ma chissenefrega!».

Anche sui tuoi compensi si è discusso.
«Sì, ma tutte balle».

La prussiana Daria…
«Ma che prussiana. Sono cose vecchie».

Non sei più prussiana?
«E' una cretinata che avevo detto otto anni fa. Devo dire proprio delle cose così scontate?».
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(Pubblicata il 16/02/2009 - letta 3513 volte**)
Di Pietro è capo di un partito, Borrelli presidente del Conservatorio, D'Ambrosio parlamentare, Colombo consulente editoriale. Dei magnifici cinque del pool Mani Pulite, a calcare le aule giudiziarie è rimasto solo Piercamillo Davigo, giudice alla Corte di Cassazione.

Sono passati esattamente 17 anni dall'arresto di Mario Chiesa. Davigo ricorda il giorno in cui D'Ambrosio gli chiese di entrare a far parte del pool. «Lo ammetto con un po' di vergogna. Pensai: "Qui si passano un sacco di guai". Ma il giorno in cui dovevo dare la mia risposta ci fu la strage di Capaci, e mi pentii moltissimo di aver pensato di dire di no».

E hai passato un sacco di guai. L'accusa era di invadere il campo della politica...
«Noi però pensavamo che la lotta alla corruzione fosse condivisa...»

Invece cominciarono a dire: toghe rosse...
«In America i procuratori distrettuali dei singoli Stati sono espressione dei partiti. Ma nessuno si sogna di dire: "Ce l'ha con me per ragioni politiche". E se un giorno un imputato islamico rifiutasse giudici cristiani? E se un imputato nero rifiutasse un giudice bianco?».

Ma è vero che la giustizia è di sinistra?
«Sciocchezza di dimensioni ciclopiche. A voler sottilizzare, c'è maggiore inclinazione in senso conservatore. Chi fa questo mestiere crede nella legalità, nell'ordine».
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(Pubblicata il 26/01/2009 - letta 2620 volte**)
Per la maggior parte degli italiani è l'immagine stessa della trasgressione. Un uomo in corpo di donna. Già il nome che si è scelta, Luxuria, ci porta lontano. Quando si chiamava Vladimiro Guadagno era un giovane chierichetto di Foggia e faceva sesso con altri chierichetti. Poi ha assaggiato i viali della prostituzione. Si è improvvisata, con successo, impresaria teatrale. Ha preso la laurea con 110 e lode. E' stata eletta deputata con Rifondazione. E' andata all'Isola dei famosi ed ha vinto, portando la tematica dei transgender nelle tranquille case borghesi all'ora di cena. Trasgressiva? Almeno insolita. Nell'eventualità, preferisce definirsi "trasgressiva tradizionalista". Dice: "Io non sono trasgressiva in quanto trans. Lo sarei se, pur sentendo questo richiamo della foresta, voltassi le spalle alla mia naturale interiorità femminile. Ma io mi sento una persona assolutamente naturale".

E le serate che organizzavi al Muccassassina erano trasgressive?

"Muccassassina era trasgressiva all'una e mezza, quando interrompevamo le danze e cominciavamo a parlare di temi sociali".

E tradizionalista?

"Sono molto legata alle tradizioni. Sono local. A Cracovia mi piaceva mangiare il borsch non gli spaghetti. Alla Camera mi sono battuta per la nostra eredità culturale. Mi piace la musica etnica. Il Natale lo passo con mio padre e mia madre."

Tua madre ti picchiava a sangue.

"Ha avuto una vita molto difficile. A 18 anni rimase incinta di me, si sposò e i suoi genitori non le dettero alcun aiuto perché era la vergogna della città. Un po' di frustrazioni le sfogò in un rapporto manesco nei miei confronti. Ma non ho risentimenti. Oggi andiamo d'accordo".

Perché ti picchiava?
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(Pubblicata il 09/12/2008 - letta 3457 volte**)
Ricordate i nani e le ballerine? La lite delle comari? La politica sangue e merda? I conventi poveri mentre i frati sono ricchi? Il poker d'assi di Craxi contro Di Pietro? Era lui, sempre lui, il potente ministro delle Finanze socialista, Rino Formica. Quando si sfasciò il Psi tutti i socialisti si riaccasarono. Chi inseguì gli elettori, trovò seggi con Berlusconi. Chi preferì la storia, si accomodò negli angusti spazi offerti dal Pds. Lui scomparve. Si dette agli studi. Non si presentò più alle elezioni. Smise di votare, o quasi. E anche le interviste: niente, o quasi. Uscì dalla Prima Repubblica e non entrò nella Seconda. "Persa la famiglia socialista non sentivo il bisogno di entrare in un'altra. Nel 1992 avevo fatto un disperato tentativo convincendo Craxi a dare la segreteria a Benvenuto. Ma Benvenuto crollò. Le pressioni furono forti."
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(Pubblicata il 01/12/2008 - letta 2951 volte**)
L'Onda degli studenti voleva travolgerla. Ma al primo test, il voto alla Sapienza, l'Onda è stata travolta. Ministro Maria Stella Gelmini, gli studenti sono con lei?

"I ragazzi hanno capito che è ora di cambiare e voltare pagina. Hanno capito che la sinistra difende lo status quo".

Ha votato solo il 10 per cento degli aventi diritto…

"Credo sia un campione rappresentativo".

Nel frattempo il suo "gradimento" è sceso da 42 a 37.

"Quando si fanno scelte di cambiamento si paga sempre un prezzo. Credo però che la maggioranza degli italiani approvi le mie riforme".

Ha detto: "Il governo Berlusconi è un governo di sinistra".

"Perché crede nel cambiamento e aiuta i ceti più deboli come dimostrano i provvedimenti sulla social card e sull'aiuto alle famiglie. E poi la detassazione degli straordinari".
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(Pubblicata il 28/11/2008 - letta 1990 volte**)
VILLARI: MI STO DIVERTENDO

"Presidente, lei per noi è un mito. Abbiamo 1200 iscritti al Villari Fan Club". Non potevo che cominciare così l'intervista al presidente della Commissione di Vigilanza della Rai. E lui:"Mi fa piacere e mi diverte. E' più bello avere sostenitori che detrattori".

Ma accanto a lei si sentono un sacco di cani latranti.
"Questa è una storia che si presta a molte valutazioni. Ma dopo aver ascoltato tutti io mi rifugio nel mio Fan Club".
Li ha il senso dell'umorismo?
"Credo di averlo. Ma se non ce l'ho me lo faccio venire altrimenti non si resiste".
Quindi quando ha letto "Pancho Villari"...
"Mi sono divertito".
E "Vinavillari"?
"Quando ero ragazzino erano cose che mi dicevano. Non è la prima volta che mi chiamano "Pancho Villari"e "Vinavillari"".
Quindi le posso dire che non la trovo per niente dimesso?
"Certo. Infatti sto allegro".
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* Per necessità tecniche tutte le interviste di cui non è conosciuta la data reale sono pubblicate con data 01/01/1980.
** Conteggio completamente indicativo solo per le Interviste pubblicate dal 28/09/2006, data della migrazione a questo sito, in poi.